Le alleanze sacre del tempio

ottobre 30, 2008 di  
Archiviato in Tempio di Roma, Templi Mormoni

Un discorso del Presidente  Giuseppe Pasta

 

Fin dall’antichità, l’uomo ha sempre usato segni e simboli per lasciare traccia visiva del suo linguaggio. Anche le religioni hanno avuto i propri segni e i propri simboli e il cristianesimo non ne è rimasto escluso. Alcuni simboli che noi, Santi degli Ultimi Giorni, usiamo negli abiti e nelle cerimonie del tempio, sono stati usati per secoli dai sacerdoti cattolici. Essi hanno una chiara derivazione ebraica, che a sua volta deriva da altre simbologie come quelle egizie.

Il pane del sacramento, per esempio, indica il corpo di Cristo, il segno della colomba indica lo Spirito Santo e così molte altre ordinanze sacre sono rappresentate da segni che sono il simbolo del loro significato.

Dai tempi di Adamo, il Signore ha sempre indicato ai suoi servi, i profeti, tutti i segni con la spiegazione dei relativi simboli, che se usati nel modo corretto ricordano le alleanze sacre, la cui rigorosa osservanza riporta l’essere umano alla gloriosa presenza del Padre celeste.

Ogniqualvolta l’uomo ha ricevuto la conoscenza di questi segni e di questi simboli tramite l’Autorità riconosciuta da Dio, è stato fatto con l’autorità del sacerdozio, nel modo giusto e  perfetto per meditare sui misteri della Divinità.

Però, quando questa autorità è venuta a mancare, la conoscenza dell’uomo ha subìto un allontanamento dalla verità comunicatagli da Dio. Mancando la premessa di una rivelazione diretta e perfetta, l’uomo ha via-via portato egli stesso dei cambiamenti alle dottrine ed agli insegnamenti ricevuti dalla Fonte. Con l’andar del tempo si sono così formati gruppi, sette, e società segrete, fino ai giorni nostri in cui  esistono ancora delle associazioni che praticano riti e cerimonie ritenute sacre, con i propri segni e con i propri simboli.

Questi riti e cerimonie, che nel corso dei secoli hanno perso il loro valore originale, sono tuttora presenti in diverse forme nelle varie celebrazioni liturgiche, osservando qualche similitudine con quanto fu trasmesso all’origine per rivelazione diretta e divina, ma non nella loro integrità.

Ciò premesso, non dobbiamo stupirci se chi combatte la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, accusa Joseph Smith e Brigham Young di avere attinto la conoscenza dei segni e dei simboli del tempio da riti massoni o quant’altro. Questi ultimi non sono altro che un’apostasia di quelli usati nel tempio di Salomone, poi trasmessi nei secoli attraverso le varie liturgie create dall’uomo, ma senza la dovuta autorità e senza alcun riconoscimento divino.

La nostra esperienza terrena è un periodo di prova assai difficile per tutti, durante il quale viene offerta l’occasione di scegliere fra il bene e il male, di pentirci, di imparare, di insegnare, di superare le difficoltà, di migliorarci e di prepararci per quello che poi… ci attenderà.

La “restaurazione” del Vangelo negli ultimi giorni, ha riportato l’uomo alla conoscenza perfetta dei segni e dei simboli nel loro autentico significato. Essi fanno parte di ordinanze sacre, non segrete, ma necessarie e indispensabili che ci permettono di ritornare alla presenza del Padre e di acquisire la vita eterna e l’esaltazione.

La frequenza al tempio, con l’applicazione di questi segni e simboli, insegna e approfondisce cinque princìpi fondamentali che abbiamo già accettato nella vita pre-mortale e che sulla terra abbiamo riconosciuto:

. Il Piano di salvezza.

. L’Espiazione.

. Il lavoro vicario.

. Le Chiavi del Sacerdozio.

. Il Potere di suggellare.

Il Presidente Wilford Woodruff disse: “Dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere per assicurare che nessun membro della Chiesa lasci questa terra senza aver ricevuto le ordinanze necessarie e le alleanze del tempio. Noi vogliamo che d’ora in poi i Santi degli Ultimi Giorni rintraccino le proprie genealogie, che vadano indietro il più possibile e si suggellino ai loro padri e alle loro madri; che i figli si suggellino ai loro genitori e che gli anelli di questa catena aumentino sempre più… questo è il volere del Signore per il Suo popolo”.

Dobbiamo quindi riconoscere che una delle più grandi responsabilità che il Signore ha posto su di noi, membri della Chiesa, è quella di cercare i nostri antenati.

Soltanto chi è qualificato mediante la propria fede, il proprio pentimento e le proprie opere, può però entrare nel tempio a ricevere le ordinanze, prima per se stesso, poi per procura a favore di chi è defunto.

Quando celebriamo le ordinanze per i nostri morti, non possiamo sapere se la persona per cui agiamo sia degna e se un’altra non lo sia, ma il Signore ci ha chiesto di svolgere questo lavoro per tutti i nostri simili. Quindi la nostra responsabilità è quella di presentare tutti i nomi che possiamo trovare, senza alcun pregiudizio dovuto alla eventuale conoscenza di elementi negativi che riguardano il comportamento terreno di chi porta questi nomi. Sono fratelli e sorelle come noi, che potrebbero avere ancora un’opportunità di ricevere la verità, di riconoscerla, di accettarla, quindi di pentirsi e di qualificarsi per accedere al più alto grado di gloria.

La serie di alleanze del tempio culmina con il suggellamento delle famiglie. In particolare il suggellamento di una coppia.

Nel preciso istante in cui l’uomo riceve la propria donna all’altare del tempio, è come se Adamo stesso ricevesse Eva e la mettesse al suo fianco. Proprio come quella costola che gli fu staccata per formare la compagna e l’aiuto convenevole, che in quel momento si riunisce al suo corpo per formare una sola carne.

Essi sono come due angeli che prima avevano una sola ala e non potevano volare. Unendosi, le due ali si congiungono in un eterno abbraccio per prendere simbolicamente il volo e raggiungere il più alto dei cieli.

Io penso spesso al giorno in cui entrai nel Tempio di Berna con Madrilena ed un servo autorizzato ci suggellò per il tempo e per tutta l’eternità. Quel giorno unimmo le nostre due ali per formare un solo corpo e volare insieme per sempre. Ci siamo uniti in una alleanza eterna davanti a Dio, agli angeli, a due testimoni, impegnandoci nella fedeltà reciproca e in un amore senza fine.

Questo amore lo rinnoviamo ogni giorno quando preghiamo insieme e con i nostri figli, quando la sera ci abbracciamo prima di coricarci e al mattino quando ci ritroviamo l’uno accanto all’altra dopo il risveglio, magari facendoci pure delle terapeutiche coccole, consapevoli della reciproca fedeltà, della reciproca complicità, del reciproco amore. Tutto questo ci aiuta ad avere maggior rispetto l’uno per l’altra, maggiore pazienza e maggiore tolleranza nei confronti dei reciproci difetti.

Quando però ci alziamo da questa “coccolandia”, spesso ci rendiamo conto che le vicissitudini della vita ci riservano difficoltà inspiegabili; ma la fede, la speranza e la consapevolezza del potere delle nostre alleanze, suggellate dallo Spirito Santo di promessa, ci procurano conforto e forza sufficienti per continuare il nostro cammino, nonostante l’avversario stia continuamente in agguato. Ciononostante, la protezione che deriva dalle nostre alleanze è un vero scudo, una vera protezione contro il potere del distruttore.

Con questa certezza, la nostra esperienza di vita sulla terra è molto impegnativa e piena, ma altrettanto bella e gratificante, perché non è vissuta soltanto alla ricerca di un appagamento egoistico, ma nella condivisione con il prossimo dei nostri talenti e di quello con cui siamo benedetti o saremo benedetti, affinché il nostro contributo alla proclamazione del vangelo, al perfezionamento dei santi e alla redenzione dei morti non sia sterile.

Oggi, con il vangelo restaurato tramite il Profeta Joseph Smith e la rivelazione continua che ci indica la luce, la conoscenza, la completa verità, noi non adoriamo più il vitello d’oro. Tuttavia il mondo sta diventando sempre più pagano e nel giorno del riposo, pure noi talvolta, per non offendere il prossimo, offendiamo Dio e facciamo acquisti, puliamo la casa, andiamo a divertirci, lavoriamo in giardino, mangiamo fuori e non osserviamo tutti i possibili comandamenti sulla santità della domenica, poi… ci aspettiamo magari di essere ritenuti degni di andare al tempio, cioè nella Sacra Casa del Signore e promettere di osservare la legge dell’obbedienza, la legge del vangelo, la legge di castità e la legge di consacrazione!

Qualifichiamoci veramente per detenere quel piccolo certificato che attesta la nostra degnità ad entrare nella Casa del Signore. Sì, perché quella è veramente LA CASA di cui Dio si compiace! Egli visita i suoi templi. Inoltre, gli spiriti che ricevono le ordinanze del tempio sono spesso presenti e talvolta possiamo anche percepirli. Essi ci benedicono e ci ringraziano per il lavoro che svolgiamo per procura a loro favore.

Anche noi, tutti noi fratelli e sorelle, mentre serviamo nel tempio possiamo vivere delle forti esperienze spirituali. Esperienze intime, personali, molto particolari, che procurano una forza viva e rigeneratrice tramite la quale pur vivendo nel mondo teleste, possiamo superare le nostre prove e prepararci a ritornare frequentemente in quel mondo terrestre (il tempio) per vivere ancora e per sempre delle preziose esperienze celesti.

Io credo e so che Il Signore Gesù Cristo, tramite Joseph Smith il suo profeta,  ha riportato il vangelo eterno sulla terra in questi ultimi giorni e che le alleanze del tempio, nella loro divina sacralità e integrità, sono nuovamente disponibili a chi è leale e fedele in ogni cosa.

Nel nome di Gesù Cristo. Amen.

Giuseppe Pasta

Conferenza del Palo di Verona

Sessione del sabato sera

25 ottobre 2008

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